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Il traffico europeo in questo mese di agosto vola alla metà di un anno fa, Ryanair e Wizz Air hanno messo in circolazione tutta la flotta nel tentativo di conquistare quanta più fetta del mercato continentale, mentre altri colossi non vanno oltre il 40-50%.
Quello che una volta era una delle caratteristiche vincenti delle due low cost, ovvero l’utilizzo massiccio dei velivoli, in questo caso si traduce in un impiego inferiore dato dall’assenza di altri player solitamente più presenti.
Dopo un lungo periodo di ibernazione del trasporto aereo a livello globale a causa della pandemia e del blocco degli spostamenti, con i due terzi degli aerei commerciali a terra tra marzo e aprile secondo la società specializzata Cirium, a luglio c’è stata una ripresa parziale, in particolare in Europa.
Siamo ancora lontani dai livelli pre-Covid che, secondo la Iata, la principale associazione internazionale dei vettori, potrebbero rivedersi nel 2023-2024.
Infatti al 23 agosto su 5.226 velivoli adibiti al trasporto passeggeri volava il 64,7%.
È un numero in un periodo estivo di picco nel quale di solito le compagnie hanno difficoltà a trovare altri aerei per rispondere alla domanda.
Di questi sono in servizio il 71,7% degli aerei di corto e medio raggio, peraltro modelli utilizzati proprio dalle low cost, a conferma dei movimenti comunque circoscritti al Vecchio Continente.
In parallelo sta decollando anche il 59,5% dei jet regionali, mentre la maggior parte dei velivoli usati per i voli intercontinentali resta a terra anche a causa delle disposizioni proibitive ancora vigenti nella maggior parte dei paesi.
A livello di compagnie, si nota l’approccio aggressivo delle low cost.
In queste settimane sta volando il 99% della flotta di Ryanair (oltre 450 aerei) e quasi il 97% di quella di Wizz Air.
Subito dopo un altro vettore a basso costo, Pegasus (Turchia), con il 95% degli aeromobili in attività.
Colpisce, in questa graduatoria, la decisione dei vettori tradizionali Klm (Olanda) e Swiss (Svizzera) che hanno rimesso in circolazione l’87 e il 76% dei loro velivoli, in un periodo peraltro dove i collegamenti di lungo raggio sono ridotti al minimo.
Più attenta ai numeri, la low cost easyJet che vola al 71% della flotta. Con il 61,5% Alitalia sta usando in percentuale più aerei di Air France (61%), British Airways (53%) e Lufthansa (42%).
La proporzione non deve però far dimenticare che si tratta di flotte tra loro differenti come tipologia e numero.
Perché, per esempio, Ryanair ha oltre 450 aerei, mentre Wizz Air circa 130. Così come, se si vanno a vedere i collegamenti operati nell’arco di una giornata la low cost irlandese vince in modo importante sulle inseguitrici con i quasi 1.900 voli in 24 ore, oltre 700 in più di easyJet e 1.300 più di Wizz Air.
Questa è soltanto un lato delle strategie delle compagnie.
A un’analisi più approfondita la graduatoria cambia se si va a vedere quanti voli, in media ogni giorno, vengono fatti con gli aerei rimessi in servizio. È un indicatore rilevante perché contribuisce a valutare l’efficienza di un’aviolinea: le low cost lo sono perché riescono a utilizzare di più lo stesso jet. Tutto questo avviene in un periodo di cali significativi del traffico: gli aerei in cielo, insomma, non sono tutti pieni.
Secondo Aci Europe, nella prima settimana di agosto i passeggeri in Europa sono in calo del 69% rispetto allo stesso periodo del 2019, con l’Italia che va leggermente meglio (-62%).
A luglio i voli nel continente sono stati 367 mila, oltre mezzo milione di meno rispetto a un anno fa calcola l’Icao, l’agenzia Onu dell’aviazione civile.
La strada verso il ritorno alla normalità è sicuramente ancora tutta da scrivere.
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